La Bosnia ed Erzegovina torna a guardare alla Coppa del Mondo con ambizione, alimentando il ricordo della storica qualificazione del 2014. Dopo aver superato il Galles ai rigori, la nazionale balcanica si è guadagnata la possibilità di sfidare l’Italia nel percorso verso il Mondiale 2026, confermandosi avversario tutt'altro che semplice.
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Nel cammino recente, la nazionale balcanica ha dimostrato solidità anche contro rivali più quotati: ha eliminato la Romania e messo in difficoltà l’Austria capolista del proprio girone, senza mai arrendersi. Un segnale chiaro della crescita di un gruppo che vuole tornare tra le grandi.
Il leader eterno
Quando si parla di Bosnia, il primo nome resta quello di Edin Dzeko. L’attaccante continua a essere il punto di riferimento assoluto, dentro e fuori dal campo. Decisivo anche nell’ultima uscita, ha evitato la sconfitta contro il Galles confermandosi uomo chiave nei momenti delicati.
I numeri raccontano meglio di qualsiasi parola il suo peso: è il recordman sia di presenze che di gol con la nazionale. Dopo l’esperienza italiana, ha rilanciato la propria carriera in Germania, tornando a segnare con continuità e dimostrando che l’età non ha intaccato il suo istinto sotto porta.
Tra le file dei bosniaci c'è poi un altro veterano della Serie, il 32enne Sead Kolasinac, terzino sinistro nella Bosnia e braccetto sinistro nell'Atalanta di Palladino. Personalità, grinta, fisicità e duttilità ne fanno un pilastro difensivo in Serie A, ma anche un pericoloso esterno in fase offensiva con la nazionale.
Giovani in crescita
Accanto ai veterani, emergono profili interessanti pronti a raccogliere il testimone. Tra questi spicca Tarik Muharemovic, difensore cresciuto nel vivaio della Juventus e protagonista di una stagione convincente con la maglia del Sassuolo. Le sue prestazioni non sono passate inosservate e diversi club, tra cui anche gli stessi bianconeri, stanno seguendo da vicino la sua evoluzione.
Da tenere d’occhio anche Kerim Alajbegović, esterno offensivo capace di incidere nei momenti decisivi, come dimostra il suo impatto sulla gara contro il Galles. Un talento che sta già attirando interesse anche ai massimi livelli. Piace al Milan, ma il Bayer Leverkusen ha deciso di riportarlo a casa esercitando l'opzione di riacquisto col Salisburgo per 8 milioni di euro.
Un simbolo in panchina
Alla guida della nazionale c’è Sergej Barbarez, figura simbolo del calcio bosniaco. Da giocatore ha lasciato un segno profondo, soprattutto in Germania, mentre da allenatore è alla prima vera esperienza.
Nonostante il percorso recente in panchina sia limitato, il suo carisma e la conoscenza dell’ambiente rappresentano un valore aggiunto per il gruppo, che sotto la sua gestione ha trovato identità e spirito competitivo.
Alla guida della nazionale bosniaca dall'aprile 2024, in 20 partite ha realizzato 6 vittorie, 5 pareggi e 8 sconfitte.
Come gioca
La selezione bosniaca basa gran parte della propria identità su una struttura atletica importante, sfruttando centimetri e forza nei duelli, soprattutto nel gioco aereo (l'altezza media è 1.85 m). Lo stile di gioco prevede di recuperare palla rapidamente e attaccare subito in verticale, cercando di cogliere gli avversari scoperti.
Dal punto di vista tattico, la squadra parte spesso con un 4-4-2, ma non è raro vederla cambiare assetto durante la gara, passando a un 3-5-2 più coperto. In questo contesto, il ruolo chiave è affidato ai centrocampisti centrali, chiamati a un lavoro continuo tra interdizione e costruzione: elementi come Benjamin Tahirovic (ex Roma, oggi al Brondby) e Armin Gigović (Young Boys) sono fondamentali per dare ritmo, equilibrio e aggressività alla manovra.
