Multiproprietà nel calcio europeo: potere finanziario, reti globali, tensioni sportive

Marc Keller alla conferenza stampa di Liam Rosenior
Marc Keller alla conferenza stampa di Liam RoseniorROMEO BOETZLE / AFP

Nel calcio, la multiproprietà si riferisce al fatto che un gruppo possiede diversi club in campionati differenti, come nel caso del consorzio nordamericano BlueCo, che detiene il Chelsea in Premier League e lo Strasburgo in Ligue 1, il cui allenatore, Liam Rosenior, è appena passato al club inglese.

Che cos’è?

La multiproprietà si basa su un club finanziariamente potente attorno al quale ruotano club satellite più piccoli, impegnati in campionati diversi.

I club minori beneficiano di fondi per sviluppare le proprie infrastrutture e acquistare giocatori, potendo anche ricevere in prestito calciatori dal club principale. In cambio, sono tenuti, almeno in parte, a cedere i loro migliori talenti al club leader.

L’economista dello sport Christophe Lepetit traccia una “tipologia di club nella multiproprietà a seconda che siano o meno la nave ammiraglia”.

Quali club sono coinvolti?

Nel mondo, tra 200 e 300 club fanno parte di una multiproprietà, “contro meno di 100 cinque anni fa e meno di 40 nel 2012”, hanno spiegato alcuni mesi fa i senatori Laurent Lafon (Union centriste) e Michel Savin (Les Républicains) in una relazione nel Parlamento francese. Si tratta di un fenomeno che coinvolge le grandi squadre europee e che è cresciuto molto negli ultimi anni.

Nella Premier League, la maggior parte dei club è sotto multiproprietà: Manchester City (City Group, che controlla anche il Troyes in Ligue 2), Manchester United (Ineos, che possiede il Nizza in Ligue 1), Chelsea (BlueCo), ma il fenomeno è presente anche in Italia con il Milan (RedBird, collegato al Tolosa in Ligue 1).

In Francia, dieci dei diciotto club di Ligue 1 sono coinvolti nella multiproprietà (il PSG, Monaco, Lens, Metz, Lione, Tolosa, Strasburgo, Nizza, Le Havre e presto il Lorient).

Il caso più emblematico è quello dello Strasburgo, di proprietà dal 2023 del consorzio BlueCo, che possiede anche il Chelsea. Martedì scorso, Liam Rosenior, allenatore del club alsaziano dall’estate 2024, è passato alla nave ammiraglia, suscitando l’indignazione dei tifosi dello Strasburgo.

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Qualche settimana fa, il Lorient ha annunciato l’ingresso nel Black Knight Football Club; già proprietario del club inglese Bournemouth e dei portoghesi del Moreirense, il gruppo nordamericano diventerà nei prossimi mesi l’unico azionista del FCL.

Nel dicembre scorso, la Qatar Sports Investments (QSI), proprietaria del PSG dal 2011, ha annunciato che avrebbe assunto il pieno controllo dell’Eupen, club belga di seconda divisione.

La multiproprietà riguarda anche club femminili, come nel caso dell’imprenditrice statunitense Michele Kang, che possiede le OL Lyonnes in Francia e le London City Lionesses in Inghilterra.

Quali sono i limiti?

Tuttavia, questo fenomeno ha incontrato alcuni ostacoli negli ultimi mesi. A luglio, il Lione, di proprietà della Eagle Football Holdings, ha evitato per un soffio la retrocessione amministrativa in Ligue 2, in parte a causa del suo modello economico basato sulla multiproprietà.

Nella scorsa stagione, il fondo d’investimento statunitense 777 Partners, proprietario del Red Star in Ligue 2, ha dichiarato fallimento, lasciando la gestione del club di Saint-Ouen ai creditori e rendendo incerto il suo futuro. Anche lo Standard Liegi in Belgio ha subito le conseguenze del fallimento della 777.

Parallelamente a queste critiche, alcuni politici hanno deciso di affrontare la questione: il deputato della LFI Eric Coquerel ha presentato una proposta di legge per vietare la multiproprietà dei club di calcio professionistici in Francia.

Il Codice dello Sport già vieta la multiproprietà di più club francesi, ma il deputato Insoumis vuole andare oltre, vietando ora che un proprietario detenga sia un club francese che una squadra straniera, una pratica che riguarda circa un terzo dei club calcistici in Europa. La proposta prevede di sanzionare la violazione del divieto di multiproprietà con una multa pari al 2% del fatturato mondiale del proprietario e con l’esclusione dalle competizioni.

Anche la UEFA segue da vicino il fenomeno, poiché la presenza di club appartenenti allo stesso gruppo nella stessa competizione può comprometterne l’integrità. È così che il Crystal Palace, che aveva ottenuto sul campo la qualificazione all’Europa League in questa stagione, è stato retrocesso in Conference League per fare posto al Lione, dato che entrambi avevano lo stesso azionista.

Nell’estate 2024, l’ente europeo ha comunque autorizzato la partecipazione di Manchester United e Nizza all’Europa League grazie alle “modifiche significative” apportate da Ineos, proprietaria di entrambi i club. Lo stesso è accaduto con Manchester City e Girona in Champions League.

A settembre, il presidente della UEFA Aleksander Ceferin ha confermato in un’intervista a Politico che sono in corso riflessioni su una modifica del regolamento in materia, escludendo però un divieto totale della multiproprietà.