I circa 766 km che separano Porto da Pamplona potrebbero essere percorsi in circa un mese da un intrepido pellegrino di quelli che usano la scusa del cammino di Santiago per mettere alla prova il loro corpo e il loro spirito. In questi due estremi, che fanno parte di due distinti percorsi nel noto itinerario per visitare la tomba dell'apostolo in Galizia, oggi si parla un po' di italiano. Colpa, o merito, di Francesco Farioli e Alessio Lisci, rispettivamente allenatori del Porto e dell'Osasuna.
Sono loro due gli italiani rampanti che dopo aver odorato il calcio giocato solo intorno ai vent'anni hanno scelto fin da giovanissimi di puntare sull'indottrinamento. E più sulla teoria che sulla pratica. Oggi, a rispettivamente 36 e 40 anni, il toscano e il romano fanno parlare di sé nella penisola iberica per risultati ed entusiasmo. Farioli è approdato nel club più di successo nella storia moderna del Portogallo, mentre Lisci ha raccolto l'invito di una piazza notoriamente passionale nonostante una bacheca pressoché vuota.
Rapida ascesa
Nato nel 1989 e già a 22 anni vice allenatore in Serie D, Farioli ha dato prova di un'intelligenza fuori dal comune dal punto di vista tattico fin da subito. Laureato in filosofia, si è fatto uno spazio nel calcio che conta dopo aver allenato la nazionale under 17 del Qatar e poi aver raggiunto Roberto De Zerbi come allenatore dei portieri prima al Benevento e poi al Sassuolo. Ma il suo obiettivo era dirigere in prima persona, e a 33 anni da prima guida dell'Alanyaspor rifilava un netto 4-2 al Karagumruk allenato da un certo Andrea Pirlo.
Da quel momento in poi, è iniziata per lui un'ascesa passata per il Nizza e poi per l'Ajax, dove ha risollevato le sorti di una realtà luccicante da troppo tempo resa opaca da pessimi risultati. Il titolo 2024-25 sfuggitogli nel finale in modo drammatico e dopo aver perso nove punti di vantaggio sul Psv Eindhoven a quattro giornate dalla fine l'ha forgiato. E lo ha spinto a continuare a rinnovarsi.

Approdato al Porto per decisione di André Villas-Boas, anche senza conoscere il portoghese ha immediatamente fatto breccia nel cuore dei giocatori e dei tifosi. Promotore di un calcio vertiginoso e spesso volto all'attacco, in questo momento è primo in campionato dopo aver vinto 21 incontri e vanta la migliore differenza reti dopo aver subito appena otto gol contro i 47 fatti. In Europa League, dove è finito sesto nel maxi girone, adesso affronterà lo Stoccarda per dimostrare che anche in Europa può dire la sua.
Gavetta e merito
Lisci, invece, è venuto anch'egli dal basso ma ha scalato le vette del calcio europeo in modo graduale. Dopo aver mandato curriculum a vari club spagnoli, forte solo di un'esperienza da allenatore nelle giovanili della Lazio, crea il suo piccolo sogno nel Levante, arrivando ad allenarlo anche in Primera División. Il passaggio al Mirandés, col quale ha sfiorato la promozione in prima serie iberica, lo ha definitivamente proiettato nel giro che conta.
Adesso che è all'Osasuna, una realtà che da sempre punta sui giovani, sembra aver raccolto tutti i frutti di quanto seminato. Totalmente integrato nella realtà spagnola, anche a livello culturale e dialettico, fa del pressing alto e delle transizioni le sue armi principali per stupire gli avversari. Ne sa qualcosa il Real Madrid, battuto meno di due settimane fa al Sadar per 2-1. Oggi a metà classifica e praticamente salva, la squadra navarra vive dell'entusiasmo trasmesso dall'allenatore romano, ormai passato da scommessa a garanzia.
Entrambi hanno seguito i passi di Roberto De Zerbi ed Enzo Maresca, che in Francia e in Inghilterra hanno recentemente dato prova non solo di creatività ma anche portato risultati, oltre all'allegria di giocare a calcio. Oggi totalmente a loro agio all'estero, Farioli e Lisci rappresentano meglio dei calciatori quell'Italia che a pallone vuole accendere la luce e divertire. E, forse, proprio per questo potrebbero non tornare, o per meglio dire arrivare, in Serie A. Un torneo nel quale ai giovani, siano calciatori o tecnici, non si offre né spazio né pazienza.
