Caso Neymar, nessuna corruzione: la Corte Suprema dà ragione al giocatore, Bartomeu e Rosell

Neymar, durante un momento del processo presso la Audiencia di Barcellona nel 2022
Neymar, durante un momento del processo presso la Audiencia di Barcellona nel 2022Albert Llop / NurPhoto / NurPhoto via AFP

Neymar e i dirigenti del Barça Sandro Rosell e Josep María Bartomeu possono ormai lasciarsi alle spalle, dal punto di vista penale, il procedimento in cui erano stati accusati di corruzione e truffa in seguito al trasferimento del brasiliano al Barcellona.

La denuncia era stata presentata anni fa dal fondo d’investimento DIS, che deteneva il 40% dei diritti economici del giocatore quando militava nel Santos.

Dopo il suo trasferimento al club blaugrana nel 2013, questa società sosteneva che fosse stato concordato un prezzo di 17,1 milioni di euro, ben al di sotto del valore di mercato, per evitare di pagare più dei 6,8 milioni di euro che avevano ricevuto. Inoltre, il resto della somma versata dal Barcellona — 60 milioni a N&N, la società di famiglia di Neymar, e altri 7,9 milioni per i diritti futuri di tre giocatori del Santos — avrebbe dovuto anch’esso rientrare nell’accordo ufficiale.

Tuttavia, la Audiencia di Barcellona, già nel 2022, e ora la Corte Suprema, hanno assolto Neymar, Rosell e Bartomeu, stabilendo che non vi è stato alcun reato nell’acquisizione del calciatore e che i fatti dimostrano “l’inconsistenza dell’accusa”.

La spiegazione

Non c’è stato né reato di corruzione negli affari né truffa impropria. Né da parte del giocatore, né dei suoi rappresentanti, né del FC Barcelona. Tutto è dipeso da una decisione sportiva del club, che voleva garantirsi il suo acquisto e poi ha deciso di anticiparlo”, si legge nella nota dell’Alta Corte spagnola.

Questo chiude la questione penale del caso, poiché viene certificato che non vi è stato alcun reato nell’acquisizione del giocatore.

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