Bergamo canta, salta, vibra ma, alla fine, non esplode di gioia: a godere, stavolta, è la Lazio. Una notte che sembrava destinata all’Atalanta si trasforma in un epilogo amaro per la Dea, che dopo il 2-2 dell’andata vede sfumare in casa l’accesso alla finale di Coppa Italia. A prendersi l’ultimo atto all’Olimpico sono i biancocelesti, più lucidi dal dischetto al termine di una battaglia infinita.
La squadra di Palladino cade ai rigori nella notte interminabile della New Balance Arena, sospinta da un tifo che non concede pause, che accompagna ogni pressione, ogni recupero, ogni corsa fino all’ultimo secondo. Un dodicesimo uomo che non arretra mai, che prova a spingere la Dea oltre il limite, ma che stavolta non basta a cambiare un destino scritto nei dettagli e negli episodi.
Dea col dodicesimo uomo
Tutto nasce dall'ABC gigantesco esposto dalla Curva Nord all'ingresso delle squadre: un segno di appartenenza, un richiamo identitario, ma anche un promemoria tecnico-tattico. L’Atalanta lo interpreta alla lettera: Aggressività, Brillantezza, Coraggio. Soprattutto sulla catena sinistra, dove si apre il primo solco della partita.

Ederson è il primo a bussare dalle parti di Motta: cross tagliato, tuffo del portiere che anticipa Kolasinac, poi respinta sul tentativo successivo di Zalewski. È un preludio. Perché a mettere davvero in difficoltà la Lazio è un Bernasconi scintillante, che alterna strappi, cross, rifiniture. Prima pesca Scalvini, che di testa sfiora la traversa; poi sforna un altro pallone invitante, De Ketelaere lo trasforma in una sponda perfetta per Zalewski, murato in extremis da un Gila che sembra ovunque.
La squadra di Sarri prova a respirare con qualche fiammata di Noslin e un tentativo di Basic, ma sono vampate isolate, incapaci di scaldare Carnesecchi, spettatore pagante della prima frazione.
L’Atalanta invece è presente, insistente. Non trova il gol, complice un netto calo di ritmo negli ultimi minuti, ma chiude il primo tempo con una supremazia evidente nei numeri e nelle sensazioni: 1.07 xG contro 0.10, un dominio che non ha bisogno di didascalie.
Botta e risposta
Il secondo tempo si riapre con lo stesso copione: Atalanta alta, Lazio schiacciata. Il primo tiro in porta è di Krstovic, servito da un passaggio arretrato preciso di De Ketelaere dalla destra: conclusione di prima, troppo centrale, e Motta respinge.
La migliore occasione arriva al 61’, ed è quella che incendia la partita. Cross di De Ketelaere, mischia in area, deviazione netta di braccio di Gila, pallone che arriva a Motta: il portiere non trattiene, Krstovic lo anticipa e serve Ederson, puntuale nel tap-in a porta vuota. Sembra il gol che sblocca tutto.
Invece no. Il gioco resta fermo quattro minuti per un check VAR che porta Colombo all’on-field review e alla revoca della rete per un presunto fallo di Krstovic sul portiere. Un episodio che lascia più ombre che certezze, soprattutto perché il fallo di mano di Gila non viene considerato punibile.
E non è finita. Sul ribaltamento di fronte, è Scalvini a toccare nettamente di braccio sul contropiede di Noslin: silent check, nessun intervento. Due episodi speculari, due decisioni che scontentano tutti, due scintille che alimentano tensione e proteste mentre la partita si incarta in uno stallo nervoso.
Uno stallo in cui la Lazio si infila con astuzia, approfittando del calo fisico della Dea e trovando finalmente precisione e qualità negli ultimi metri. Alla prima vera dormita nerazzurra, all’85’, arriva il colpo: angolo di Zaccagni, Romagnoli tiene lontano Djimsiti e di sinistro fulmina Carnesecchi, gelando lo stadio e portando i biancocelesti avanti.
È uno schiaffo morale durissimo, ma la New Balance Arena reagisce all’istante, spinge, trascina. E l’Atalanta risponde: basta un minuto per rientrare in partita. Verticale illuminante di Raspadori, sponda perfetta di Krstovic e sinistro - deviato da Taylor - del neoentrato Pasalic per l’1-1.
È il preludio a un finale di fuoco, chiuso da un miracolo clamoroso di Motta sul colpo di testa a botta sicura di Scamacca, entrato poco prima del 90’.
Supplementari e rigori: la festa biancoceleste
La parità porta inevitabilmente ai supplementari, dove l’Atalanta pensa di aver trovato il colpo decisivo al 95’: cross di De Ketelaere, sponda di Zappacosta, tap-in di Raspadori. Ma il VAR sorprende il numero 77 nerazzurro in fuorigioco millimetrico al momento del traversone del belga. Gol annullato, equilibrio che resiste.
Si arriva così ai rigori, dove la serie diventa un’altalena di errori ed emozioni: sbaglia Tavares, sbaglia Scamacca, Cataldi colpisce il palo. Poi arrivano tre parate consecutive di un super Motta su Zappacosta, Pasalic e De Ketelaere, che ribaltano tutto.

Il rigore sbagliato da CDK chiude la storia: la Lazio vola in finale, l’Atalanta crolla in ginocchio.
