Tutto in una settimana, anzi in quattro giorni. Il futuro imminente della Juventus di Luciano Spalletti passa dalle prossime due partite: stasera contro il Galatasaray e domenica nello scontro diretto in campionato con la Roma, rivale diretta nella corsa al quarto posto. Due snodi che valgono una stagione.
La rimonta europea appare quasi proibitiva. Il 5-2 incassato a Istanbul pesa come un macigno, non solo per il risultato ma anche per la consapevolezza del livello dell’avversario: il Galatasaray è un avversario tosto che può permettersi di gestire il vantaggio accumulato all'andata grazie all'esperienza di giocatori di spessore internazionale, tra cui quel Victor Osimhen che, nonostante gli acciacchi, farà di tutto per essere della partita.

Ma il problema della Juventus non è soltanto i tre gol di differenza, quanto soprattutto il proprio momento. I bianconeri arrivano alla sfida dopo il ko interno con il Como, terza sconfitta consecutiva dopo quelle di Istanbul e San Siro contro l’Inter, partita segnata dalle polemiche per l’espulsione di Kalulu provocata dalla simulazione di Bastoni.
Problemi e soluzioni
Più in generale, il bilancio delle ultime cinque gare parla di quattro sconfitte e un solo pareggio, conquistato peraltro in extremis contro la Lazio. Male, malissimo, per una squadra che con Luciano Spalletti sembrava aver ritrovato identità e rango.
L'unico problema della Vecchia Signora, però, non era Igor Tudor, ragione per cui l’unica soluzione non può essere l'ex ct che, tuttavia, oggi, rappresenta una delle poche certezze del club. John Elkann ha ribadito piena fiducia nel tecnico di Certaldo e che i risultati sul breve periodo possono condizionare la piazza ma non di certo le decisioni aziendali, soprattutto sulla guida tecnica. Il numero uno bianconero riconosce a Spalletti la competenza necessaria a costruire le fondamenta della Juventus del futuro.

Decisamente diverso, invece, il discorso per Damien Comolli. Le ultime due sessioni di mercato sono state disastrore e operazioni come quelle concluse per portare Opena a Torino per 45 milioni pesano come un macigno sul suo futuro. E sotto questo aspetto, il nervosismo mostrato dopo la sconfitta contro l’Inter ha fatto capire che è lui il primo a essere cosciente della situazione
Niente alibi
Dopo il ko contro il Como, Spalletti non ha cercato alibi, ma ha parlato di fragilità mentale, spiegando che quando vengono meno "sostegno, personalità e autostima" diventa difficile reagire agli errori e ammettendo che le pressioni esterne e gli episodi poco fortunati, in questo momento, stanno facendo la differenza in modo implacabile: "Se il livello è questo qui non si può ambire a nessun risultato". Men che meno se succede che "prendi gol 13 volte al primo tiro in porta è evidente che ci siano delle difficoltà".
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L'ex ct, però, si è guardato bene dallo scaricare tutte le responsabilità su Michele Di Gregorio ("non ha nessuna responsabilità in più degli altri"), sebbene non sia escluso che contro il Galatasaray, tra i pali, possa esserci Mattia Perin. Sarebbe, senza dubbio un segnale forte, l'ennesimo tentativo di scuotere un gruppo che sembra aver perso sicurezza: "Il nostro avversario siamo noi stessi: se rimettiamo a posto qualcosa a livello mentale e tecnico si va a giocare". Ed è anche per questa ragione che, alla vigilia del match, il toscano ha chiesto aiuto al popolo bianconero: "Sappiamo che è un momento delicato, difficile e questa volta chiediamo ai nostri tifosi di starci vicino perchè con loro siamo più forti".
