Non è una questione di vergogna. Nel calcio moderno non esistono più squadre "materasso" e ridurre tutto a una figuraccia sarebbe semplicistico. Quando un giornalista norvegese ha chiesto a Cristian Chivu se un'eliminazione contro una squadra di una città di 50mila abitanti fosse "vergognosa" per un club come l'Inter, il tecnico nerazzurro ha perso la pazienza, difendendo con forza il valore degli avversari e pretendendo rispetto.
Eppure, il peso della sfida di stasera a San Siro è evidente così com'è fuori discussione che tutta la pressione sia sulle spalle di Sommer e compagni: il Bodø non ha nulla da perdere e tutto - ma proprio tutto - da guadagnare. L'Inter è vicecampione d’Europa in carica e ha aperto questa Champions con quattro vittorie su quattro, ma poi harallentato quando le rivali si sono fatte più toste.

Una tendenza, quella di essere brillante con le squadre meno attrezzate e più fragile negli scontri di alto livello, che accompagna l'Inter da troppo tempo oramai. Il crollo nella seconda parte del girone unico ha, così, costretto ai playoff i nerazzurri che, invece, in campionato hanno messo il piede sull'acceleratore facendo il vuoto alle proprie spalle.
L'erba della discordia
Ed è anche per questa ragione che quando dall'urna di Nyon è uscito il Bodø/Glimt e non il Benfica, in molti hanno pensato a un sorteggio favorevole. Evidentemente, però, non avevano seguito le ultime uscite in campo internazionale dei norvegesi che avevano già dimostrato di non essere una comparsa, battendo prima il Manchester City e poi l'Atletico Madrid, conquistando così una storica qualificazione. Proprio queste due imprese sono entrate nelle conferenze della vigilia.
Chivu lo ha ricordato chiaramente che i norvegesi, "a differenza dell'Inter", hanno vinto al Metropolitano. Così come ha ricordato, a proposito dell'erba sintetica di Bodø, che "il contesto all'andata era molto strano per il campo. Era strano per tutto, appoggi, frenata, cambi di direzione, gestione delle paure per non farsi male. Per noi è importante che i ragazzi ritrovino l'erba…".
Dichiarazioni che non sono piaciute a Kjetil Knutsen, tecnico dei norvegesi, che con una frecciatina ha ricordato che "il City non ha mai nominato il terreno di gioco" con l'obiettivo di trovare un alibi che giustificasse la loro sconfitta.
Va bene anche ai rigori
Al di là delle polemiche, resta un dato: la capolista della Serie A non può permettersi di uscire dalla massima competizione continentale ancor prima degli ottavi di finale, a prescindere da se di fronte ci sia una squadra norvegese o una con una maggiore tradizione del Bodø. Per l'Inter l’obiettivo è uno solo, come ha ribadito Chivu: passare il turno "nei 90 minuti, nei 120 o ai rigori". Un'eliminazione, sia chiaro, peserebbe non soltanto sul cammino nerazzurro, ma sull’intero sistema calcio italiano.
"Se abbiamo l'obbligo di provarci? No, abbiamo il dovere è diverso. Dobbiamo entrare in campo fiduciosi. Se c'è una squadra che può ribaltarla, è l'Inter. Ma non sarà semplice, non dobbiamo perdere equilibrio e fiducia. E, del resto, già sapevamo che non sarebbe stato semplice in Norvegia, per il campo e il clima. Purtroppo, però, non siamo stati all'altezza in alcuni momenti e speriamo che non accada di nuovo", ha sottolineato Chivu.
Altrettanto chiaro il piano del suo collega: "Non dobbiamo solo difendere, non dobbiamo pensare all'andata, bisogna pensare che partiamo dallo 0-0, non dobbiamo avere un baricentro troppo basso ed essere troppo difensivi. Giocare a San Siro è un regalo ma noi dobbiamo essere pronti a raccoglierlo", l'auspicio di un sempre più convinto Knutsen che il popolo interista non avrebbe mai immaginato di essere costretto davvero a temere.
