Esclusiva | Il Pafos ci crede, Goldar: "Vinciamo e speriamo, Locatelli il cervello della Juve"

David Goldar durante il match disputato allo Juventus Stadium lo scorso 10 dicembre
David Goldar durante il match disputato allo Juventus Stadium lo scorso 10 dicembreČTK / imago sportfotodienst / BEAUTIFUL SPORTS/Carabelli

Alla vigilia della sfida decisiva con lo Slavia Praga, il capitano del Pafos ha raccontato a Diretta/Flashscore News la favola europea del club cipriota: il sogno playoff, le notti di Champions, le battaglie con Bayern e Chelsea, l’eredità di Luis Enrique e l'esperienza di David Luiz.

Dalla lunga trafila nei campi della provincia spagnola fino al palcoscenico più prestigioso d'Europa. David Goldar, cresciuto nel vivaio del Celta e passato anche sotto la guida di Luis Enrique, ha trovato a Cipro la dimensione della sua consacrazione, diventando il simbolo del Pafos, la rivelazione più sorprendente di questa Champions League. Arrivato nell'estate del 2023 sulle rive del Mediterraneo, nel giro di poco più di due anni ha alzato Coppa e campionato, meritandosi la fascia di capitano e trascinando con il suo educato carisma un club fondato appena nel 2014 fino alla League Phase della massima competizione europea.

Domani sera la squadra cipriota giocherà in casa contro lo Slavia Praga l'ultima partita del maxi-girone di Champions League, con una qualificazione ai playoff ancora possibile: serviranno tre punti e una buona dose di speranza. Con il difensore galiziano abbiamo parlato di questo sogno europeo, del percorso inatteso della squadra, delle insidie di una sfida da non sbagliare, ma anche delle battaglie contro Bayern, Juventus e Chelsea, della crescita del progetto Pafos, dell'eredità di Luis Enrique e del valore aggiunto rappresentato nello spogliatoio dall’esperienza di un campione d'Europa come David Luiz.

Siamo alla vigilia dell’ultima giornata del maxi-girone di Champions League e c'è ancora una piccola speranza di entrare tra le prime 24. Con che spirito il Pafos affronta una partita decisiva come quella di domani contro lo Slavia Praga?

"Con lo stesso spirito con cui abbiamo affrontato tutte le partite di Champions: competere al massimo. Non siamo una squadra con l'esperienza che hanno i grandi club della competizione e ogni partita di Champions League la viviamo con il massimo entusiasmo e il massimo impegno. Inoltre le possibilità sono poche, ma ne abbiamo ancora qualcuna di entrare nei playoff, quindi lotteremo fino all'ultimo".

La qualificazione non dipende solo da voi e lo scenario è molto complicato, ma vincere è il primo passo obbligato. Come si gestisce, a livello mentale, una partita in cui bisogna fare il proprio dovere e poi 'vedere cosa succede'?

"La nostra gestione è la stessa di tutte le partite di Champions. Lavoriamo per competere contro le migliori squadre d'Europa, come abbiamo già dimostrato durante la stagione. Proviamo a vincere e, se poi ci sarà un secondo premio, perfetto. Ma non siamo in una situazione in cui possiamo permetterci di regalare partite di Champions League".

La situazione di classifica del Pafos
La situazione di classifica del PafosFlashscore

Lo Slavia Praga arriva senza obiettivi di classifica, ma viene da un'ottima partita contro il Barcellona, nella quale è riuscito a resistere e a competere fino alla fine. Che tipo di avversario si aspetta e quali caratteristiche dello Slavia la preoccupano di più? 

"Anche noi siamo stati capaci di competere contro il Chelsea a Stamford Bridge e sappiamo di poter rendere a un buon livello. Per quanto riguarda lo Slavia, lo rispettiamo molto, come tutti gli avversari che affrontiamo". 

Loro hanno avuto avuto tutta la settimana per preparare la partita: quanto incide questo aspetto a questo punto della stagione?

"È vero che loro hanno più giorni di riposo rispetto a noi, ma anche un periodo senza competizioni ufficiali. I nostri principali punti di forza devono essere l'umiltà e il rispetto per ogni avversario, mescolati a un'ambizione e a una fame instancabili".

In quale fase del gioco pensa che lo Slavia possa essere vulnerabile?

"Credo che sia una squadra molto completa e nutro grande rispetto per ciò che hanno fatto finora. Dovremo essere molto consistenti in fase di possesso e sfruttare bene gli spazi per creare pericoli, il tutto combinato con una difesa molto solida e aggressiva, perché vogliamo prenderci la partita".

Pafos favorito
Pafos favoritoOpta by Stats Perform

Avete giocato contro Bayern, Chelsea e Juventus. Quale di queste squadre la ha impressionato di più e perché?

"Senza alcun dubbio il Bayern. Per me è su un altro livello. La capacità di giocare in spazi ridotti, la qualità nel primo controllo… ma senza dubbio ciò che mi piace di più è la loro mentalità. Hanno una determinazione enorme, una mentalità competitiva estrema. La cosa che mi ha sorpreso di più è una di quelle di cui non si parla tanto. Per esempio, io avevo una marcatura individuale su Harry Kane. Ero incaricato di seguirlo quando si abbassava tra le linee o cercava zone lontane dall'area per associarsi, dato che quest'anno svolge anche funzioni da playmaker. Ma la cosa più sorprendente per me è stata che lui faceva lo stesso con me, e alla massima intensità. Non si risparmiava in ripiegamenti di 40 metri per andare a vincere la seconda giocata, nemmeno quando la squadra era in vantaggio. Se il miglior attaccante del mondo si comporta così, significa che quella squadra è molto difficile da battere. Kane aveva già la mia ammirazione, ma dopo la nostra partita si è guadagnato tutto il mio rispetto".

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Pensa che il PSG di Luis Enrique, suo ex allenatore al Celta, sia il favorito per vincere la Champions o chi vede un gradino sopra gli altri?

"Dopo quello che ho detto sul Bayern, devo metterli come favoriti, ma senza dubbio il PSG è sullo stesso livello. Spero davvero che Luis Enrique e il suo staff possano vincere di nuovo la Champions, non solo per l’affetto personale che provo per loro, ma per la mia massima ammirazione per come giocano le loro squadre e per come le gestiscono. Vedere Luis Enrique e il suo staff trionfare mi darà sempre gioia, perché so quanto se lo meritano".

Cosa ci racconta del metodo Luis Enrique?

"Per i giovani è determinante: si tratta di una figura capace di incidere come uomo prima ancora che come allenatore, un leader naturale e un esempio da seguire, da cui imparare ogni giorno. Anche sul piano sportivo colpiva la lucidità con cui sapeva comunicare le sue idee: pochi concetti, espressi con grande semplicità, bastavano a indirizzare una partita. Quelle convinzioni e quel metodo, che ho avuto modo di conoscere a Vigo, sono uguali a quelli che ha ancora oggi".

Goldar con la maglia del Celta
Goldar con la maglia del CeltaMIGUEL RIOPA / AFP

Avete dimostrato di poter competere per molti minuti contro squadre di altissimo livello. Ne è prova il fatto che contro Juventus e Chelsea le sconfitte siano arrivate solo nel finale. È più un orgoglio o un rammarico?

"È un orgoglio. Poter tenere testa alle migliori squadre del mondo è un orgoglio ed è la dimostrazione che abbiamo reso reale ciò che abbiamo sempre dichiarato. Non volevamo giocare la Champions per farci le foto con l'avversario, l'obiettivo era competere con i club più grandi e lo abbiamo fatto. Forse qualcuno si è sorpreso, ma se è successo è perché non conosce il vero livello che c'è a Cipro".

Dall'arrivo di Spalletti la Juventus sembra un'altra squadra: che impressione le ha fatto a Torino e qual è stato il giocatore bianconero che la ha colpito di più?

"Ho un ricordo molto bello di quella partita, per lo stadio, per l'avversario e soprattutto perché abbiamo fatto un primo tempo degno di ammirazione. Mi è piaciuto molto Manuel Locatelli: siamo stati entrambi capitani in quella partita e credo che si sia comportato da vero signore, con eleganza. Qualità che si riflettono anche dal punto di vista calcistico: è il cervello di questa Juve ed è quello che fa girare i compagni".

Il match di Torino
Il match di TorinoFlashscore

A Stamford Bridge né lei né David Luiz avete potuto essere in campo per infortunio. Quanto pensa che la vostra assenza abbia pesato nella gestione difensiva ed emotiva della squadra in quei momenti chiave?

"Una squadra rende sempre di più quando ha tutti i giocatori a disposizione, ma bisogna dare il giusto valore al lavoro fatto dai nostri compagni. Hanno tenuto testa al campione del Mondiale per Club portandolo al limite".

Condividere lo spogliatoio con una figura come David Luiz non è qualcosa di abituale, soprattutto in un club giovane come il Pafos. Cosa porta la sua presenza nella quotidianità?

"David Luiz ha una carriera brillante e la sua esperienza è importante per la squadra. Sicuramente ha messo a disposizione del gruppo tutto il bagaglio accumulato nel corso della carriera, risultando prezioso soprattutto per i più giovani grazie ai suoi consigli. In fondo è ciò che cerchiamo di fare tutti noi giocatori più esperti all’interno della rosa. E David, in questo senso, non si tira mai indietro ed è sempre pronto ad aiutare".

Pensa di potercela fare in vista della partita contro lo Slavia?

"Credo che sarà molto complicato partecipare, ma non dimenticherò mai l'opportunità che ho avuto di giocare una competizione della grandezza della Champions League. Personalmente sono molto orgoglioso di essermi potuto misurare con i migliori giocatori del mondo ed essere stato all'altezza. Aiutare la squadra nella vittoria contro il Villarreal o nei pareggi contro Olympiacos e Monaco significa aver raggiunto il mio obiettivo. Mi sono goduto la possibilità di competere contro calciatori di altissimo livello e in scenari di massima pressione".

Il Pafos ha già fatto la storia arrivando a questa fase della Champions League. Sente che il gruppo è consapevole di ciò che ha ottenuto o c'è ancora fame di andare oltre?

"Il gruppo sa che sta facendo qualcosa di importante e l'obiettivo è continuare a crescere. Sia il club che la squadra vogliono molto di più e l'idea è continuare a lavorare per ripetere le grandi esperienze che stiamo vivendo. Arrivare in alto è difficile, ma restarci lo è ancora di più e, da capitano, voglio trasmettere che dobbiamo continuare a regalare gioie e notti magiche ai nostri tifosi: non possiamo accontentarci con il ricordo di un sogno magico".

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A proposito di sogni, qualificarsi ai playoff sembrava impossibile, ma i sogni a volte si avverano. Questo per il Pafos è un punto di arrivo o di partenza?

"Stiamo vivendo in un processo. Abbiamo ottenuto successi importanti, ma non vogliamo fermarci. Dobbiamo essere umili e ambiziosi".

E David Goldar, in che momento della sua carriera si trova? Si vede a Cipro per molti anni o le piacerebbe mettersi di nuovo alla prova in un campionato più esigente, magari in Italia o tornando in Spagna?

"Sono in una fase in cui mi godo molto la mia professione. Sento di aver contribuito a far crescere il club e a vivere successi storici per questa società e questa città, e ne sono orgoglioso. Ho imparato a vivere il giorno per giorno di questa professione perché, così come un tempo non avrei mai immaginato di venire a giocare a Cipro, oggi non so cosa possa accadere. Quello che so è che ho dimostrato di poter competere contro i migliori di Spagna e d'Italia. Da bambino si sogna sempre di giocare nei grandi campionati e in Champions: e qualche sogno si è già avverato…".

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