Sembrava una sfida tra Davide contro Golia, una semplice formalità in vista del passaggio agli ottavi di finale, e invece l'Inter è stata eliminata nel doppio confronto con il Bodo/Glimt, oltretutto perdendo entrambi i confronti.
Una debacle inaspettata e inequivocabile, che ha impedito alla finalista dell'edizione 2024/2025 di proseguire e ha nello stesso tempo permesso alla matricola norvegese di continuare a stupire l'Europa.

Una lettura complessivamente sbagliata
Nella serata in cui serviva che andasse tutto alla perfezione per imbastire una rimonta, è banale soffermarsi sull'errore individuale di Manuel Akanji che ha di fatto contribuito allo 0-1 dei gialloneri.
Analizzando complessivamente i 180 minuti - in cui l'Inter non è stata mai in vantaggio - sono emersi i limiti di natura tattica che hanno impedito ai nerazzurri di far valere il proprio valore (la rosa dell'Inter vale oltre dieci volte più di quella del Bodo/Glimt) e la propria esperienza in campo europeo.
Probabilmente da parte la squadra di Cristian Chivu, forse ancora invischiata nel polverone di polemiche post Inter-Juventus, ha anche peccato di aver sottovalutato la forza dei norvegesi, reduci da due vittorie non casuali contro Manchester City e Atletico Madrid e un pari sul campo del Dortmund.
Ma poi sul campo, un altro elemento che ha condizionato l'attenzione dell'Inter rispetto alle difficoltà della gara in se, al netto di alcune occasioni non concretizzate e dei legni colpiti all'andata, la squadra italiana è stata scoperchiata troppo facilmente, non riuscendo a porre rimedi alle rapide e imprevedibili sortite offensive della squadra di Kjetil Knutsen, un allenatore probabilmente destinato a far parlare di sé ancora.
Nei gol del Bodo/Glimt, tutti su azione, è evidente che l'Inter sia sempre stata colta di sorpresa centralmente mentre al contrario non sia riuscita a far male agli avversari grazie alla fisicità dei suoi centravanti, specialmente nella gara di ritorno dove si è troppo spesso aggrappata alla verve del suo uomo più in forma, Federico Dimarco.
L'assenza pesante di Lautaro
L'Inter, che saluta questa edizione di Champions League con ben 5 ko in 11 gare (Liverpool, Atletico Madrid, Arsenal e due volte Bodo/Glimt) ha sicuramente pagato l'assenza del suo leader offensivo nella gara più importante.
L'argentino chiude la sua stagione europea con soli 4 gol fatti (contro Slavia Praga, Union St Gilloise e Kairat), abbassando notevolmente il suo contributo realizzativo nei confronti della squadra.

La scorsa stagione era stato l'ex Racing a trascinare i suoi fino alla finale con 9 reti, molte delle quali segnate nelle fasi clou (contro Feyenoord, Bayern Monaco e Barcellona).
Nonostante un pacchetto offensivo invidiabile, gli altri colleghi di reparto non sono stati semplicemente all'altezza del sudamericano, anche se probabilmente la mancanza più evidente è stata quella di un calciatore capace di 'uscire dai binari' del 3-5-2 e sparigliare l'attenta difesa dei norvegesi, che a San Siro ha concesso pochissimo.
Freschezza differente
Al di là dei demeriti dell'Inter, vanno sottolineati i meriti degli avversari: la versione sbiadita dell'Inter che sta dominando la Serie A si è arenata al cospetto di una squadra che - al netto del vantaggio di giocare su un campo 'particolare' in cui sono più abituati, anche considerate le condizioni meteo - rivelatasi atleticamente superiore.
E questo non solamente grazie alla bravura dello staff di tecnici e preparatori atletici, ma conseguenza di un calendario light: il Bodo/Glimt ha affrontato solamente 4 incontri in tutto il 2026 (paradossalmente troppo poche per mantenere un ritmo gara accettabile), escludendo due amichevoli di inizio gennaio. L'Inter ben 15.
Aver avuto l'opportunità di concentrare energie fisiche e mentali solo sulla coppa, anche grazie al mini ritiro di Marbella, è sicuramente stato un vantaggio importante per i norvegesi, oltre al fatto di aver disputato il doppio incontro senza un minimo di pressione nel dover conquistare il passaggio del turno.
