Cuore, carattere e quel pizzico di fortuna che spesso accompagna le grandi notti europee. Era questo l’elisir anti-Dortmund immaginato alla vigilia dall’Atalanta, chiamata a ribaltare il 2-0 dell’andata contro una squadra arrivata a Bergamo con un vantaggio pesante e con la testa, almeno nelle intenzioni, lontana dal Klassiker del fine settimana.
Una partita di quelle ormai familiari alla formazione bergamasca, diventata un’habituée del palcoscenico europeo e un’avversaria temibile per tutti, capace di esaltarsi sotto i riflettori stellari della Champions League. E così, a Bergamo, è stato.
La "bolgia" e i regali di Bensebaini
La serata inizia con i migliori auspici per la Dea e il suo tecnico Palladino, con una cornice di pubblico caldissima e la tanto attesa "bolgia" colorata di nerazzurro all'ingresso delle due squadre in campo. Non il Muro Giallo, ovvio, ma un pubblico delle grandi occasioni capace sempre di dare nuove energie a una formazione che, di energie, necessitava eccome per tentare l'impresa. Il resto, come si suol dire, è storia.

Pronti, via e, dopo la calorosa accoglienza dei tifosi bergamaschi, arriva anche il benvenuto dei giocatori nerazzurri agli avversari: ritmo altissimo, contrasti decisi e una prima pressione feroce a far tremare le gambe di un Dortmund esperto, sì, ma non impeccabile. La tenuta difensiva giallonera viene testata subito al 5', quando Bernasconi trova spazio sulla corsia sinistra e viene servito magistralmente in profondità da Zalewski.
Le sequenze successive sono un concentrato di segnali che caricano e non poco l'Atalanta: prima il cross dell'esterno nerazzurro con la difesa del Borussia schierata malissimo, poi un tocco goffo di Bensebaini in area che accomoda il pallone per l'arrivo di Scamacca. Risultato? 1-0 dopo 300 secondi, un ambiente infuocato e speranzoso e il centravanti che, voltandosi verso i suoi tifosi dopo il gol, lascia intendere chiaramente: "È solo il primo".
Non serve quindi aspettare molto per vedere un nuovo affondo dei padroni di casa, pericolosi sempre sulla catena di sinistra prima con il tiro-cross di Bernasconi, poi con il mancino potentissimo di Zalewski deviato con una prodezza in corner da Kobel. È qui che emerge l’orgoglio della formazione tedesca che, pur spaventata e più timida del solito, trova alla mezz’ora il suo primo vero squillo con Brandt: destro ben angolato e risposta attenta di Carnesecchi a protezione del vantaggio.
Uno squillo però isolato, anzi isolatissimo, perché l’ultimo terzo di campo viene pestato poco e male dagli uomini in giallo, capaci solo nel finale di riequilibrare il dato del possesso senza però incidere davvero. L’Atalanta, invece, continua a spingere e colpisce ancora. Il protagonista? Sempre Bensebaini! L’azione nasce a sinistra con Bernasconi: cross, respinta di pugno di Kobel e pallone che resta lì. Zappacosta controlla e calcia, il difensore algerino prova a immolarsi davanti al proprio portiere ma finisce per deviare nella sua porta il pallone del 2-0. È il gol che rimette in perfetto equilibrio il discorso qualificazione e fa esplodere la New Balance Arena, trasformando la speranza in qualcosa di molto più concreto...
Il pizzico di fortuna
Nello spogliatoio del Dortmund Kovač si trova davanti a un compito complicatissimo: resettare mentalmente i suoi e risollevare il morale dopo un primo tempo durissimo da digerire. E al rientro in campo i tedeschi sfogano tutta la pressione per il vantaggio svanito con una doppia occasione ravvicinata che fa trattenere il fiato. Prima il destro angolato di Guirassy deviato da Carnesecchi, poi l’ingresso in area e il palo esterno colpito da Beier al 55’.
Brividi, un attimo di silenzio e poi di nuovo la bolgia. Perché la Dea, anche in quel momento, paura non ne mostra: si ricompone, riparte con ordine e torna ad attaccare con carattere. Un atteggiamento che viene premiato in una notte sempre più magica. La corsia sinistra si accende ancora: de Roon trova spazio, si porta il pallone sul destro e disegna un traversone telecomandato per l’uomo del momento, Mario Pašalić, puntuale come sempre nell’inserimento. Il colpo di testa sul secondo palo vale il 3-0 e fa letteralmente vibrare i dintorni della New Balance Arena.

Il vero antagonista degli spettatori e della Dea, però, diventa Karim Adeyemi: un super-sub di quelli capaci di cambiare l’inerzia della gara. Dal suo ingresso, tredici minuti dopo il tris nerazzurro, il Dortmund ritrova improvvisamente profondità e strappi. Ed è proprio su una di queste accelerazioni che nasce il gol che riapre tutto. Un attimo di calo dei padroni di casa, palla tra i piedi del numero 27 che si accentra sul sinistro e lascia partire un tiro imprendibile per il 3-1.
Palladino coglie immediatamente il momento di difficoltà e interviene senza esitazioni: oltre all’acciaccato Kolašinac, fuori anche Scamacca, Scalvini e Zalewski. Dentro forze fresche - Krstović, Ahanor, Djimsiti e Sulemana - per ridare equilibrio e ossigeno alla squadra. Mosse che rimettono la Dea sui binari giusti, riportandola con lucidità e ordine verso un’impresa che, minuto dopo minuto, torna a sembrare possibile.
Un epilogo da sogno
Il finale è drammatico, quasi da film. Minuto 97: passaggio sbagliato di Kobel ben fuori area che permette a Pašalić di involarsi verso la porta, poi il cross per Krstović completamente solo in area. Lì Bensebaini commette un’altra leggerezza: di tacco colpisce la testa dell’attaccante e provoca il fallo da rigore. Il VAR conferma: doppio giallo per il difensore e penalty.
Dal dischetto Samardžić non trema e trasforma: è il 4-1 che fa esplodere Bergamo, consacrando la Dea in una serata destinata a entrare nella leggenda europea.
